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sabato 18 e domenica 19 marzo dalle 9:30 alle 18:30

a San Giuliano Terme (Pi)

KINTSUGI

l’arte di riparare le ferite dell’anima con polvere d’oro (questa scritta abbastanza in evidenza)

seminario con SELENE CALLONI WILLIAMS

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Kintsugi nella filosofia spirituale del Giappone è l’arte di riparare gli oggetti rotti con l’oro. In senso molto lato essa diviene l’abilità di fare delle nostre ferite fisiche ed emotive un prezioso patrimonio di forze e possibilità.

La leggenda vuole che uno shogun del quindicesimo secolo, Ashitaga Yoshimasa, fosse rimasto molto deluso dal lavoro di riparazione dei suoi pezzi in ceramica più preziosi da chiedere a un artigiano giapponese di trovare una soluzione gratificante da un punto di vista estetico. L’arte del kintsugi sarebbe nata come risposta a questa esigenza dello shogun.

Il concetto di kintsugi esprime una metafora da applicare alla vita. Quando ci guardiamo alle spalle e ci sembra di aver commesso errori, perso opportunità, preso strade sbagliate, dovremmo essere capaci di mettere insieme le parti della nostra storia con l’oro, trasformando i nostri errori da fratture o crepe dalle quali versiamo e disperdiamo potere in elementi che ci impreziosiscono.

Accetta l’ineluttabile

La visione che sta alla base del kintsugi ti aiuta ad accettare che certe cose sono ineluttabili e definitive: non puoi tornare indietro, ciò che è rotto, è rotto, non serve recriminare e lamentarsi.

Kintsugi ti insegna a non perdere tempo nel lamento inutile, a reagire, a sentire che c’è sempre una soluzione, che niente è irreparabile. Ineluttabile non significa irreparabile. Ineluttabile vuole dire che non si poteva evitare, che è inutile lamentarti, che bisogna perdonare, anzi persino ringraziare l’evento in quanto apportatore di un insegnamento e di una opportunità, avere fede.

Se cadi ti puoi e ti devi rialzare e ogni volta sarai sempre un po’ più forte.

La parola “shoganai”, in giapponese, indica l’attitudine ad accettare le cose che non possono essere cambiate. È una componente fondamentale del kintsugi. Riparare con l’oro la ferita è il modo migliore per non lamentarsi, per non perdere energia dalla falla, per rimettersi in piedi e fare entrare la luce attraverso la cicatrice.

 

Oggi più che mai

Oggi più che mai l’arte dei kintsugi ci è utile. La pace in Europa si è frantumata, la guerra ci devasta emotivamente, prima ancora che economicamente. La civiltà a tratti sembra veramente andare in pezzi. Le false notizie imperversano e la menzogna, basta che dica qualcosa di forte, di eclatante, sembra un nuovo modo di successo per comunicare. Il cambiamento climatico e i disastri naturali, l’inquinamento che appare inarrestabile, il divario sociale che si amplia, la povertà e la disperazione in una civiltà che teoricamente doveva servire a proteggere i più deboli, ci fanno pensare che il cuore stesso del nostro mondo si sia crepato, come un cristallo prossimo a polverizzarsi. Abbiamo bisogno di maghi, mistici, poeti e sciamani capaci di utilizzare lacca urushi e polvere d’oro per riparare le crepe del cuore del nostro vecchio mondo manifestando tutta la preziosità di cui è portatore.

 

Le pratiche del Tomoedō Kintsugi

Le pratiche del Tomoedō Kintsugi hanno diverse caratteristiche che elenco qui di seguito:

1) Si servono di affermazioni, formule psichiche e mantra

2) Si fondano su mudra, gesti simbolici che consentono al corpo di assumere una forma che divine l’oggetto stesso della pratica meditativa

3) Seguono i tre tipi canonici di kintsugi:

  • Hibi (“riparare la frattura”). Si ripara un oggetto mettendone insieme i pezzi che combaciano perfettamente e fissandoli con l’oro. Questo tipo di riparazione richiede pochissimo oro.
  • Kake no kintsugi rei (“rimpiazzare con l’oro”). I pezzi dell’oggetto rotto non combaciano più o un pezzo è addirittura andato perduto. In questo caso è necessario compensare il pezzo smarrito con un bel po’ d’oro.
  • Yobi tsugi (“patchwork, mosaico”). I frammenti mancanti sono sostituiti con pezzi provenienti da altri oggetti rotti, sempre saldati con l’oro.

4) Si avvalgono della tecnica -molto nota nel buddhismo tantrico-esoterico del Pitha Nyasa
La parola Nyasa (in sanscrito: न्यास nyāsa m.) indica l’atto della sovrimpressione. Il Nyasa è un rituale tantrico attraverso il quale mantra, suono mistici, immagini sacre o anche il tocco di una mano o di un oggetto sacro vengono sovrapposti ad alcune parti del corpo per purificarlo, sacralizzarlo, risvegliarne i poteri e come forma di meditazione.

Il Pitha Nyasa è il Nyasa dei luoghi sacri in cui si sovrappongono alle parti del corpo delle immagini di luoghi capaci di suscitare particolari emozioni.

Il Nyasa è praticato, oltre che nello yoga tantrico, anche in alcune forme di buddhismo esoterico, compreso lo shingon, che rappresenta le branche giapponesi del buddhismo tantrico e anche nello Shugendō, che è la via spirituale seguita dagli sciamani giapponesi definiti yamabushi.