Seminario: WABI SABI: la bellezza della Vita Imperfetta

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Giovedì 22 Luglio 2021 dalle ore 10/18

Seminario Centro Culturale Mosaica

WABI SABI: la bellezza della Vita Imperfetta

Seminario con Selene Calloni Williams

  1. Cos’è il wabi sabi? 

Wabi sabi è una visione della realtà, uno stile di vita che ci aiuta a essere più coraggiosi e felici, e anche a raggiungere gli obiettivi più importanti mediante la ridefinizione di aspetti della vita, quali l’imperfezione, l’incompiutezza, la fragilità e l’evanescenza, che possono essere trasformati in forze e caratteri positivi della nostra realtà.

Si potrebbe dire che wabi sabi sia un sistema di esperienze e conoscenze, una via di poche mosse – quelle decisive e vincenti – che ci proviene dalla sapienza e dalla tradizione degli sciamani tantrici e buddisti, oltre che delle arti marziali giapponesi è essenziale, chiaro, potente.

  1. Come questo stile di vita può essere inserito nella propria quotidianità?

Wabi sabi è stare dalla parte di ciò che la mente etichetta come male e vuole evitare o, peggio, guarire –l’imperfezione, la fragilità, la vecchiaia, la tristezza, la nostalgia, l’asimmetria – e farne il potente alleato di un percorso evolutivo.

Wabi può essere reso come la capacità di accettare la propria imperfezione e fragilità e addirittura farne dei principi di eleganza ed evoluzione. Molti eventi recenti, tra cui una pandemia di proporzioni sconvolgenti, ci hanno sicuramente resi più attenti all’importanza di sviluppare una simile abilità.

Wabi sabi è la forza della calma, per inserirlo nella nostra quotidianità dobbiamo essere in sintonia con le armonie universali, compiendo un percorso di familiarizzazione con le imperfezioni e le incertezze

In un’epoca di incertezza come la nostra i principi wabi sabi, intesi come capacità di immergerci nell’oceano delle nostre paure per trovarvi tesori, possono essere d’aiuto e vanno portati nella quotidianità

Uno stile di vita wabi sabi esprime il coraggio di essere felici.

In questo seminario apprenderemo le pratiche rituali che ci aiutano a trasformarci in guerrieri wabi sabi, capaci di attingere alle proprie imperfezioni e diversità e renderle doti straordinarie; irripetibili, meravigliose possibilità. Tali pratiche rituali riassumono l’essenza empirica del wabi sabi in gesti semplici ma efficaci, sono una sintesi di arti marziali e discipline spirituali, condensate in un procedimento chiave da applicare ogni giorno. Questa disciplina di rituali, brevi ma continuativi, rende i piccoli momenti quotidiani una meravigliosa palestra di arti spirituali. Trasformare una vita in una vita wabi sabi significa scoprire tutto quello che possiamo essere e che ancora non siamo, e manifestarlo.

  1. Come si può essere leader o genitori senza percepirsi superiori al proprio team? Come si può essere leader e allo stesso tempo umili?

Il vero leader, il buon genitore non è il capo, bensì qualcuno che si mette al servizio della propria squadra e sa come nutrirla, sostenerla e appoggiarla in ogni momento. Wabi sabi è incompatibile con la gerarchia verticale, ma sappiamo ormai bene che questo tipo di leadership non è vincente.

In una leadership e in una genitoriailtà in stile wabi sabi, il leader e il genitore non stanno davanti, ma dietro la propria squadra o i propri figli. Il capo. (dal latino caput, testa) è colui che si pone davanti agli altri, e di conseguenza quando si ferma lui, tutta la squadra si blocca. Il leader, invece, guida (dall’inglese to lead) il proprio team stando dietro così che, anche quando gli capita di fermarsi, gli altri possano proseguire. La leadership wabi sabi non è gerarchica ma è tale da consentire che tutti siano animati dallo stesso spirito, senza percepirsi superiori o inferiori a nessun altro componente della squadra. Questo è certamente il team vincente. Wabi sabi è uno stile di vita che aiuta ad affrontare qualsiasi sfida con un particolare atteggiamento che mi piace definire la condizione di chi è imperfetto come un uomo e sereno come un dio. Sapere di essere imperfetti, accettare fino in fondo questa condizione vuole dire conoscere lo stato di tutte le cose e di ogni evento. La nostra imperfezione, infatti, si riflette in tutto ciò che possiamo sperimentare. Conoscere l’imperfezione equivale a sapere di non sapere. Questo ci permette di non dare per scontate le teorie della mente, ma di affidarci all’intuizione che nasce nel momento presente. Accettare l’imperfezione previene la paura e cura l’insicurezza. L’umiltà traduce il carattere wabi, mentre la capacità di lasciar andare, di non restare aggrappati, riflette la caratteristica sabi. Wabi sabi . uno stile di vita che aiuta ad affrontare qualsiasi sfida con un particolare atteggiamento che mi piace definire la condizione di chi è imperfetto come un uomo e sereno come un dio.

  1.    Impareremo a trasformare le nostre emozioni

Wabi sabi è non avere paura delle emozioni di tristezza, nostalgia, melanconia, ma viverle come energie capaci di sciogliere attaccamenti, paure, resistenze all’amore Wabi sabi è un atteggiamento di serenità che ci consente di affrontare anche i mostri psichici peggiori e trasformarli in forze costruttive. La chiave per trasformare una cosa triste in una cosa bella sta nell’arte di trasvalutare le emozioni, liberandole dalle definizioni mentali e vivendole come pura energia, puro fuoco. In verità non esiste qualcosa come una emozione positiva e un’emozione negativa, le emozioni sono pura forza, sono il linguaggio dell’anima e ci consentono di sciogliere le credenze mentali per aprirci al mistero a ispirazioni nuove. Bisogna essere capaci di non cadere vittime delle nostre emozioni ma di dialogare con esse al fine di creare una comunione vincente. Nel libro sono descritte importanti pratiche iniziatiche che consentono di aprirci a queste capacità.

  1. Impareremo a sconfiggere l’ansia. 

L’ansia è sempre riconducibile alla relazione dell’essere umano con la morte. La bellezza è la cura, così come possiamo viverla nella natura e nell’arte. “La bellezza salverà il mondo”, ha scritto Dostoevskij. La bellezza è l’espressione del sacro, della capacità che ha ogni cosa in natura di darsi, di offrirsi (il sacrum facere). L’evanescenza è una componente fondamentale della bellezza e del wabi sabi. Questo concetto in Giappone è rappresentato dai fiori, in particolare da quelli del ciliegio che sono bellissimi e che rapidamente sfioriscono. Un fiore di plastica, che non svanisce così facilmente, non sarà mai bello come un fiore vero. Contemplare l’arte e la natura ci aiuta a familiarizzare con la bellezza e con l’evanescenza; questa contemplazione diminuisce la nostra ansia inconscia. La pratica del wabi sabi è costante familiarizzazione con la bellezza e con la sua componente principale: l’evanescenza. Inoltre, uno stile di vita wabisabico ci aiuta a fare pace con la nostra imperfezione e con l’incertezza, trovando proprio in queste caratteristiche irrinunciabili della vita una fonte di benessere e di serenità. Uno stile di vita wabi sabi, che ti permette di essere sempre in armonia con la tua imperfezione e persino di amarla, ti consente la concentrazione senza l’ansia della prestazione. Affrontare le cose senza ansia vuol dire poterle vivere nella bellezza della loro totalità. L’ansia, infatti, conduce al bisogno di controllo attraverso l’analisi, ma l’analisi separa, taglia, divide e, alla fine, ti accorgi che vieni travolto da ciò che volevi controllare perché, a furia di analizzarlo, ne hai perso di vista l’insieme.

  1. Praticheremo gli OMI (One Minute Immersion) wabi sabi 

L’OMI Wabi Sabi si pratica prendendosi un minuto ogni tanto per rallentare, dandosi ogni tanto il tempo di ascoltare, di assaporare, di annusare, di toccare, di osservare attentamente, ricordandosi di respirare lentamente e profondamente. All’inizio ti sembrerà che in queste pause di un minuto il tempo scorra più lentamente e che rallenti lo svolgersi delle tue attività quotidiane, ma presto scoprirai che questa sensazione non è vera. Quando riscopri la lentezza e ti dai tempo, tutto il tempo che serve per utilizzare i tuoi sensi, per respirare e percepire, in realtà concentri le energie, sciogli le dispersioni e, dunque, alla fine scopri che la lentezza è una potente alleata del tuo cammino perché sostiene il raggiungimento dei tuoi obiettivi, anziché essere un elemento boicottante. In breve, sarai capace di ringraziare la lentezza nella quale troverai motivazioni ed energie, e potrai vedere tutto da un’altra prospettiva, più vasta. Lentezza fa rima con ampiezza e raffinatezza.

7      Lavoreremo con rituali iniziatici di grande potenza

Rituali straordinari che  da secoli vengono praticati dagli sciamani yamabushi (letteralmente “coloro che vivono nascosti nelle montagne).

8    Lavoreremo anche con la cerimonia del tè come metafora

La cerimonia del tè costituisce una sadhana, una disciplina spirituale fatta per chi ha tra i propri obiettivi la libertà, la piena realizzazione di sé e il coraggio di essere davvero felice. fondamentalmente incentrata sull’umiltà e la precarietà del luogo e dei gesti e sull’essenzialità degli arredi. Umiltà, precarietà, essenzialità, naturalezza, semplicità sono le componenti fondamentali di una cerimonia del tè in stile wabi. Preferire oggetti vissuti dal e nel tempo a quelli nuovi è un aspetto importante della cerimonia del tè nello stile wabi sabi.

Nella visione del buddismo esoterico le cose sono simultaneamente vuote e provvisorie, evanescenti, destinate a dissolversi. La cerimonia del tè deve far emergere le cose per come esse sono. Ecco perché il vuoto è un elemento tanto presente nel wabi-cha. Il vuoto della tazza per il tè e l’incavo del cucchiaio di bambù sono spazi fondamentali, che vanno sottolineati e mai colmati. La tazza non deve mai essere completamente riempita, e nello spazio vuoto del cucchiaino di bambù l’invitato alla cerimonia può  deporre il proprio mantra o il proprio haiku – un componimento di natura poetica, breve, che generalmente contiene un riferimento alla natura e si caratterizza per la sua levità e semplicità .

La cerimonia del tè è, probabilmente, l’espressione più pura di wabi sabi e dell’estetica giapponese. La cerimonia del tè è terapeutica perché ti riporta alla semplicità, perché dà importanza a gesti umili che alla mente possono sembrare inutili e, invece, ristabiliscono il giusto equilibrio tra l’uomo e l’universo.

Una tazza dopo l’altra, la cerimonia del tè diluisce il senso dell’Io nel vuoto. E poiché depressione, panico e molti disagi psichici e fisici hanno proprio origine in una sclerotizzazione delle pareti dell’Io, che divengono muri di separazione, di isolamento, la cerimonia del tè acquista una straordinaria valenza terapeutica.

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